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Cyber Security AI Act per le imprese · Capitolo 3

Obblighi AI Act per chi usa l'IA in azienda

Stelle dell'Unione europea su circuiti digitali: le regole UE per l'intelligenza artificiale
Foto: TheDigitalArtist · Pixabay · Licenza dei contenuti Pixabay

Gli obblighi dell'AI Act che ti riguardano davvero, se la tua azienda usa strumenti di intelligenza artificiale comprati da altri, sono meno di quanto temi. Ma sono concreti, e alcuni sono già in vigore. In questo terzo capitolo ti spiego cosa devi fare come deployer: formazione, trasparenza, uso dei sistemi ad alto rischio e, visto che è il mio mestiere, sicurezza.

Se ti manca il quadro generale, recupera prima il capitolo 1 sui ruoli e le scadenze e il capitolo 2 sui divieti e l'alto rischio.

Obblighi AI Act validi per tutti: l'alfabetizzazione

È l'obbligo trasversale. Vale dal 2 febbraio 2025 per tutti i fornitori e tutti i deployer, qualunque sia il livello di rischio dei sistemi che usi. Anche se il tuo unico strumento è un assistente di scrittura.

Il testo dell'articolo 4 è stato riscritto dall'Omnibus del 2026, il Regolamento (UE) 2026/1744. Oggi dice che fornitori e deployer adottano misure per sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione in materia di IA del proprio personale e di chi usa i sistemi per loro conto. Tenendo conto di competenze, esperienza, contesto d'uso e persone su cui il sistema incide. La nuova formulazione chiarisce che non ti viene imposto un livello specifico di competenza per nessuno, e affida a Commissione e Stati membri il compito di aiutare, in particolare le PMI.

Tradotto: non devi produrre esperti certificati. Ti basta poter dimostrare di aver fatto qualcosa di sensato.

Come lo fai, in pratica:

  1. Mappa chi usa l'IA e per cosa. Il commerciale che scrive offerte con ChatGPT ha bisogni diversi dall'HR che valuta i curriculum.
  2. Forma in proporzione. Un'ora sui limiti dei modelli, sulle "allucinazioni" e sui dati da non condividere vale per tutti. Chi usa sistemi delicati ha bisogno di più.
  3. Tieni traccia. Date, partecipanti, contenuti. Un foglio firmato è già una prova.
  4. Aggiorna. Ogni volta che adotti uno strumento nuovo, ripassa.

È l'adempimento con il miglior rapporto tra costo e valore. Riduce gli errori d'uso, dimostra diligenza e, te lo dico da tecnico, è la prima difesa contro le fughe di dati. Se vuoi farlo fare a qualcuno, c'è la mia formazione per il team su sicurezza e uso consapevole del digitale.

Trasparenza: chatbot, contenuti generati e deepfake

Dal 2 agosto 2026 si applica l'articolo 50. Riguarda i sistemi che parlano con le persone o che producono contenuti, cioè proprio quelli che le PMI usano di più.

| Situazione | Chi deve fare cosa | | --- | --- | | Hai un chatbot sul sito o su WhatsApp | Le persone devono sapere che stanno parlando con un'IA, salvo che sia evidente | | Il tuo strumento genera immagini, audio, video o testi | Il fornitore deve marcarli in formato leggibile dalla macchina (filigrana, metadati) | | Pubblichi un deepfake (volto o voce realistici di una persona) | Tu, come deployer, devi dichiararne l'origine artificiale in modo chiaro | | Pubblichi testi generati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico | Devi dichiararlo, salvo che il testo sia passato da una revisione umana e qualcuno ne abbia la responsabilità editoriale |

Per i sistemi generativi già sul mercato prima del 2 agosto 2026, i fornitori hanno tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguare la marcatura. Per te, come utilizzatore, il consiglio è semplice: scegli strumenti che marcano gli output in modo nativo e chiedilo per iscritto.

Le eccezioni esistono, e ti tornano utili se fai comunicazione. Per i contenuti palesemente artistici, satirici o creativi l'obbligo si attenua: basta segnalare la presenza di contenuti generati senza rovinare l'opera.

Se fai marketing, ecco cosa ti conviene sistemare adesso:

  • una regola interna su quando e come etichettare i contenuti fatti con l'IA;
  • un controllo degli strumenti che usi: marcano o no?
  • liberatorie aggiornate per clienti, modelli e testimonial quando usi la loro immagine o la loro voce.

Modelli per finalità generali: cosa tocca a te

ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot si basano su modelli per finalità generali (GPAI). Gli obblighi su documentazione, diritto d'autore e sintesi dei dati di addestramento valgono dal 2 agosto 2025, ma ricadono su chi sviluppa il modello, non su di te che lo usi.

Le cose cambiano se integri un modello nel tuo prodotto, per esempio un assistente per i tuoi clienti costruito via API. Allora diventi fornitore "a valle" e devi pretendere dal fornitore del modello le informazioni che ti servono per i tuoi obblighi. Mettilo nel contratto.

Se usi un sistema ad alto rischio (dal 2 dicembre 2027)

Software HR, scoring del credito, valutazioni nelle scuole: se li usi, l'articolo 26 ti dà una lista di doveri precisi. Si applicano dal 2 dicembre 2027 dopo il rinvio, ma richiedono organizzazione, quindi ti conviene partire prima.

  • Usa il sistema secondo le istruzioni del fornitore. Sembra banale. Non lo è.
  • Affida la sorveglianza umana a persone competenti, formate e con l'autorità per fermarlo.
  • Assicurati che i dati di input che controlli siano pertinenti e rappresentativi.
  • Monitora il funzionamento e sospendi l'uso se emerge un rischio, avvisando fornitore e autorità.
  • Conserva i log generati automaticamente, di norma per almeno sei mesi.
  • Informa i lavoratori e i loro rappresentanti prima di usarlo sul posto di lavoro.
  • Informa le persone su cui il sistema incide quando contribuisce a decisioni che le riguardano.

E ricorda l'articolo 86: chi subisce una decisione presa con un sistema ad alto rischio ha diritto a una spiegazione chiara sul ruolo che ha avuto l'IA. Tu devi essere in grado di dargliela.

La FRIA: chi deve farla

La valutazione d'impatto sui diritti fondamentali (articolo 27) tocca a una parte dei deployer: enti pubblici, privati che erogano servizi pubblici, e chi usa sistemi per valutare il merito di credito o per i prezzi delle assicurazioni vita e salute. Va fatta prima dell'uso e descrive processi, frequenza, persone coinvolte, rischi e misure.

Se hai già una DPIA ai sensi del GDPR, puoi integrarle. Evita di fare due volte lo stesso lavoro.

Shadow AI e fughe di dati, passo per passo

Ora ti parlo da hacker etico. L'AI Act non usa la parola "shadow AI", ma il problema è lì, sotto gli occhi di tutti.

Succede così, e scommetto che ti suona familiare. Un collega deve riassumere un contratto di quaranta pagine. Apre un chatbot gratuito col suo account personale, incolla tutto, ottiene il riassunto. Fatto. Nel frattempo i dati del cliente sono finiti su un servizio che l'azienda non ha valutato, con condizioni che nessuno ha letto.

Le misure che consiglio sempre, e che si incastrano bene con gli obblighi del regolamento:

  1. Account aziendali per gli strumenti approvati, con le opzioni di non utilizzo dei dati per l'addestramento attive.
  2. Una policy d'uso di una pagina: cosa si può inserire, cosa mai (dati personali, segreti industriali, credenziali, codice proprietario).
  3. Attenzione alla prompt injection se hai chatbot o agenti collegati a email, documenti o gestionali: un testo malevolo nascosto in un file può far eseguire all'agente azioni che non volevi. Limita i permessi al minimo indispensabile.
  4. Log e revisione periodica di chi usa cosa. È lo stesso inventario che ti chiede l'AI Act.
  5. GDPR sempre acceso. L'AI Act non è una base giuridica per trattare dati personali: per quella serve ancora il GDPR. Se vuoi ripassare, c'è la serie Privacy & Sicurezza.

Se vuoi una fotografia rapida della situazione, il Cyber Health Check include anche gli strumenti di IA in uso. E per chi rientra nella NIS2 c'è un motivo in più: l'autorità è la stessa, l'ACN, come ti spiego nella pagina su NIS2 e GDPR.

Checklist e consigli pratici per il deployer

  • Inventario degli strumenti di IA in uso, compresi quelli "personali" usati per lavoro.
  • Formazione di base fatta e documentata (art. 4).
  • Chatbot e assistenti che dichiarano di essere un'IA.
  • Regola interna per etichettare contenuti generati e deepfake.
  • Policy d'uso dell'IA e account aziendali per gli strumenti approvati.
  • Per gli strumenti HR o di scoring: piano per sorveglianza umana, log e informative entro dicembre 2027.
  • Clausole nei contratti con i fornitori su conformità, documentazione e marcatura.

Domande frequenti

Devo dire ai clienti che uso l'IA per scrivere le email? L'obbligo dell'articolo 50 sui testi riguarda quelli pubblicati per informare il pubblico, non la corrispondenza privata. Restano però le regole deontologiche della tua professione e il buon senso: se l'IA incide su una decisione che li riguarda, dirlo è la scelta giusta.

Il fornitore del mio software HR è americano. I miei obblighi cambiano? No. L'AI Act vincola anche lui, ma tu resti deployer con i tuoi doveri. E devi verificare di aver scelto un fornitore conforme.

Basta una formazione online generica? Può essere un buon inizio, ma l'articolo 4 chiede di tenere conto del contesto. Aggiungi almeno una parte sui vostri strumenti e sui vostri dati.

Il prossimo passo

Il consiglio pratico per oggi: scrivi la policy d'uso dell'IA. Una pagina, non di più. Ti risolve metà dei problemi di sicurezza e mezzo AI Act.

Nel capitolo 4 mettiamo tutto in ordine con una roadmap in sette fasi, il registro dei sistemi e la scheda di classificazione. Se li vuoi già pronti da stampare, scarica la guida completa all'AI Act.

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