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Vita da Hacker

Il mio primo computer: un Commodore 64 a dieci anni

Computer retro Commodore C64 con tastiera, primo computer dell'autore
Foto: AndrzejRembowski · Pixabay · Licenza dei contenuti Pixabay

Il quinto capitolo di Vita da Hacker racconta il giorno in cui è cominciato tutto: il primo computer, un Commodore 64. Era giugno del 1983, il giorno del mio decimo compleanno, e mio padre mi portò in un negozio di informatica poco distante dalla tipografia. Il titolare era un suo amico, e io ci passavo spesso a guardare le vetrine.

Il primo computer in una scatola

Tra televisori a tubo catodico, videocassette VHS, radiosveglie con il display rosso e impianti Hi-Fi, mi ritrovai nell'area dei computer. Mio padre e il titolare mi aspettavano con una grande scatola in mano. Sopra c'era scritto «Commodore 64 Microcomputer».

Il capitolo descrive la scatola, le specifiche stampate sui lati, la prima accensione e il prompt che lampeggia in attesa di un comando in BASIC. Poi fa un salto: anni dopo, di ritorno in moto, trovo due IBM 8086 dismessi, li porto nel mio laboratorio, ne scambio gli alimentatori e sento il beep di avvio. Parto però dall'incontro con la scatola.

Quella scatola emetteva un'aura particolare, quasi mistica, come se al suo interno fossero racchiusi non solo microprocessori e circuiti, ma anche le infinite possibilità di un futuro ancora tutto da scrivere.

Era come se il tempo rallentasse, concedendo a quel magico istante di sospendersi nell'aria e incidersi perpetuamente nei “frame” migliori della mia vita. Sentii un misto di emozione e timore reverenziale; ero davanti a una soglia, un passaggio tra il mondo come lo conoscevo e un universo che poteva essere plasmato dalla mia immaginazione, dalla mia creatività e dalle mie piccole e inesperte dita che colpivano delicatamente sulla tastiera.

Vita da Hacker, capitolo 5 – Computer generation

Il significato

Il passo descrive una soglia. Prima di quel pomeriggio il computer era qualcosa da guardare in vetrina; dopo, diventa un oggetto con cui si può fare qualcosa. Il regalo di mio padre, in questo senso, è un permesso: sognare in grande, con limiti definiti soltanto dalla mia immaginazione e dal mio coraggio.

C'è un altro livello, quello del tempo. Il capitolo si apre con Schopenhauer: spesso la nostalgia che sentiamo per un luogo è nostalgia del tempo che vi abbiamo passato, e il tempo ci inganna prendendo la maschera dello spazio. Ripensare a quel pomeriggio mi serve a ricordare chi ero, più che a rimpiangere una macchina.

La scienza dietro

Il Commodore 64 era un home computer con un processore MOS Technology 6510 a otto bit e sessantaquattro kilobyte di memoria RAM, da cui il nome. Aveva un chip audio, il SID, che permetteva di comporre musica, e si caricava anche da cassetta con il Datasette. All'accensione non c'era un'interfaccia grafica: c'era un interprete BASIC, un linguaggio nato per rendere la programmazione accessibile ai principianti.

Con poche righe si vedeva subito l'effetto del proprio codice sullo schermo. È una forma di apprendimento a ciclo brevissimo: scrivi, provi, correggi. Il capitolo ricorda il mio primo programma, scritto dopo aver studiato Il mio primo libro di Basic di Novelli, edito da Mondadori, che nella premessa prometteva di scoprire che il Basic non è una lingua extraterrestre.

Il contesto culturale

Il capitolo cita la Demoscene, il movimento in cui gli utenti creavano brevi dimostrazioni di abilità tecnica e artistica sfruttando grafica e suono della macchina, spesso in gara tra loro. All'epoca non esistevano YouTube o i forum: si imparava dalle riviste, dai libri e dagli amici. Oggi il retrocomputing e gli emulatori come VICE permettono di rivivere quell'esperienza.

La parola «hacker», nel suo senso originario, indica chi esplora un sistema per capire come funziona. Nel capitolo mi definisco uno «Status di Newbie», un apprendista hacker all'inizio del percorso. Quel percorso partiva da una tastiera e da un cursore che lampeggiava.

Cosa portarsi a casa

  • Ricorda il primo strumento che ti ha fatto sentire capace, e chiediti cosa ti ha insegnato.
  • Impara un linguaggio semplice, anche solo per capire la logica che sta dietro agli strumenti di ogni giorno.
  • Prova a smontare e riparare qualcosa di vecchio: capire un guasto vale più di molte lezioni.
  • Regala a qualcuno un primo strumento e lascialo libero di sbagliare.

Per continuare

Dal ritratto del tipografo artigiano si passa qui al computer; il capitolo successivo racconta la storia di Internet. L'elenco completo dei capitoli è nella pagina del libro.

Nel libro trovi tutta la scena: il negozio, il ventilatore, la scatola, il primo programma e il ritorno del vecchio IBM.

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